#slowstayinitaly

Come sempre, anche stavolta, da un male è nato un bene. Se ci fate caso capita sempre così, a volte non ce ne accorgiamo perché forse quel bene che nasce è qualcosa di piccolo e quasi impercettibile all’inizio, specie se comparato al male che l’ha generato. Ma in questo caso è stato subito evidente che è nato un bene, un bene che ogni giorno cresce di più e genera nuove ricchezze.
Durante il lock down, quando tutto era fermo e persino il turismo in una città come Roma sembrava non dovesse riprendere mai più, navigando in Instagram ho incontrato un gruppo di host con le stesse mie preoccupazioni. E mi sono unita a loro (questo è per me motivo di grande orgoglio, devo ammetterlo). Si tratta del progetto #slowstayinitaly, nato per volontà di Silvia, proprietaria del b&b Ca Vermiglia a Bologna. Lo conoscete? Si tratta di una rete di host di tutta Italia accomunati dalla passione per l’ospitalità e dall’attaccamento al proprio territorio che viene rispettato sia nella cura dei dettagli, sia nella ricerca di proposte turistiche e culinarie autentiche per i propri clienti. Ma sopratutto amanti e promotori di un turismo slow, che permetta di tornare ai valori semplici, a quell’ospitalità che è sempre stato un segno distintivo di noi italiani e che forse nella frenesia dei viaggi last minute si era un po’ persa. Viaggiare slow significa godere a fondo dei momenti della giornata, assaporare cibi tipici, creare legami che magari (speriamo) si porteranno avanti nei mesi invernali grazie anche ai social.
Oltre alla pagina Instagram, Facebook e Pinterest, abbiamo creato anche il sito www.slowstayinitaly.it.
Qui si trovano tutte le strutture divise per regione, c’è un blog in cui si parla dei nostri territori, e anche una piattaforma per le prenotazioni dirette. Al momento siamo 28 strutture, tutte diverse ma tutte accomunate dalla voglia di trarre il meglio da questo periodo di stasi forzata, di ripartire dal nostro territorio, che amiamo profondamente. Gia' si inizia a parlare di noi e questo mi riempie di gioia perche' significa che l'impegno paga sempre (ci trovate tra gli altri su Viaggi del Corriere, su Elle Decor, su Il bicchiere mezzo pieno)
E anche io non vedo l’ora di mettermi in viaggio per conoscerli personalmente uno ad uno.

Roma coi miei occhi

Quando la casa della mia famiglia è diventata troppo grande, ho deciso di dedicarne una parte all’accoglienza dei viaggiatori.

A Roma ci sono moltissime strutture ricettive ma io volevo realizzare qualcosa di diverso, che facesse sentire l’ospite accolto come in casa di amici, che non desse la sensazione di trovarsi sperso nella capitale, sopratutto per chi viene da piccole e ordinate realtà. Spesso l’immagine di Roma è quella di una città caotica, invasa da gruppi di giapponesi e centurioni che vendono souvenir tra file interminabili di turisti davanti ai monumenti. Ma Roma non è questa. La mia Roma, quella che vivo da cittadina e anche da guida turistica non è così. La mia casa accoglie gli ospiti in un ambiente intimo, in un quartiere residenziale abitato da romani e da alcuni stranieri che lo hanno scelto arrivando da chissà dove, proprio a due passi dal centro. Quando mi viene chiesto aiuto per organizzare le giornate dei miei ospiti, dai musei ai ristoranti allo shopping, mi diverto a creare per loro itinerari rilassanti, proprio come farei io se dove portare la mia famiglia in giro per Roma. Così mi sento sempre in vacanza.
Ormai sono 12 anni che faccio questo lavoro, e di soddisfazioni ne ho avute tante, la sfida ora è andare avanti e adeguarsi ai cambiamenti che questo strano 2020 ci ha messo davanti.

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